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Articoli redatti per il sito web istituzionale

Il Direttore delle nostre testate scrive a Quotidiano Sanità

 
Gentile Direttore,
le scrivo con l'intento di condividere con i lettori del suo quotidiano e con gli infermieri italiani un pensiero che diventa sempre più incalzante man mano che ci si avvicina alla data delle elezioni per il rinnovo del comitato centrale della Federazione Nazionale IPASVI. Tutto tace, niente arriva dalla presidenza, dai membri in carica o dai candidati al direttivo. Quale lista o liste di candidati, con quali programmi?
 
Questi sono i quesiti di chi naviga il web alla ricerca di un segnale per capire quale rotta darà il timone della professione, ma soprattutto se questa rotta è quella che gli infermieri italiani si aspettano di seguire verso mete cogenti quali: una vera consacrazione dell'infermieristica tra le professioni intellettuali, una vera autonomia professionale e un'assistenza al cittadino meramente autonoma e non subordinata in ogni suo aspetto alla prescrizione medica. Verso una definizione delle competenze specialistiche anziché "avanzate", che orientino la formazione ed i percorsi formativi.
Verso la riforma dei Collegi IPASVI: passaggio a Ordine, un unico Ente per Regione interfaccia di diritto con le istituzioni locali, superando in un'ottica di snellimento burocratico i confini provinciali e Coordinamenti regionali.
Luca Bartalesi
 
Noi operativi siamo in attesa che si consumi l'evento elezioni senza possibilità d'interazione, senza possibilità di dialogo proattivo, appesi al niente, con i sensi tesi alla ricerca di un "segno" che sviluppi ipotesi invece di essere coinvolti con l'informazione. C'è da domandarsi come sia possibile per i 103 infermieri Presidenti di Collegio ed elettori esprimere i loro voti nell'interesse della comunità infermieristica senza il confronto. Elezioni che si baseranno sui numeri più che sui contenuti; numeri anche discutibili visti i tanti Collegi che non hanno raggiunto il quorum nelle recenti elezioni per il rinnovo dei direttivi e, nonostante tutto, insediati ed ora chiamati ad esprimere il voto. Dove sta il valore della rappresentanza? Anche questo deve essere un dato di riflessione per gli infermieri italiani chiamati in questo periodo a rinnovare la quota d'iscrizione ai Collegi. Sarebbe anche corretta una discussione sulla verifica sugli obbiettivi raggiunti dalla FN nel pregresso mandato, oltre al confronto sui punti del nuovo programma.
 
Certamente con il congresso nazionale ormai aperto ci aspettiamo di sentirci dire che tutto sarà rivelato in quella sede, ce lo auguriamo, così da dissolvere i dubbi e la "leggera" foschia che aleggia da qualche tempo intorno al direttivo centrale, forse a causa delle poche risposte ai tanti quesiti sollevati dagli infermieri. Chiediamo trasparenza e autorevole condivisione, azioni che rievocherebbero l'emozione provata provata in quel lontano congresso fiorentino del 2009 quando dal palco la Presidente Silvestro senza evidenti condizionamenti legati al ruolo politico parlamentare, sventolò il "cartellino giallo" al Sottosegretario Fazio, gesto che valse nelle parole e nell'orgoglio delle migliaia d'infermieri presenti in sala, la consapevolezza di avere un leader per la professione.
Questo è il Presidente che rivogliamo.
 
Luca Bartalesi
Infermiere 
 
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Raptus o volontarietà omicidaria? La prospettiva neuroscientifica

Stamane, parlando con una collega, si discuteva di uno dei numerossissimi casi di cronaca che vedono come vittime le donne, ricevendo spesso l’etichetta di “femminicidio”. Personalmente non amo utilizzare questo termine anche perché presumo che l’uxoricidio e comportamenti come lo stalking siano sempre esistiti, magari sotto un’altra etichetta e meno enfatizzati dai media.
Purtroppo oggi lo sgomento è tanto, i media comunicano che ogni due giorni una donna viene assassinata e che gli autori di questi omicidi efferati sono spesso partners o ex amanti.
Ma qual’è il limite tra la psicopatologia e la capacità di intendere e di volere? come si inserisce la “Teoria del raptus” all’interno di una situazione familiare apparentemente tranquilla e priva di precedenti di violenza?
 
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Chi sei tu? Viaggiando alla scoperta di se stessi

Sono me stesso nonostante non sappia quanto mi sia accaduto e mi accadrà.
Sono il ragazzo, l'eterno fanciullo che sorride nel silenzio del suo vuoto ricolmo di meraviglie, quelle meraviglie racchiuse in un contenuto contenente l'illusione della perfezione, quel miraggio che mostra sempre l'azzardo della natura, intenta nel suo giocare al tavolo dal croupier sorridente perché abbraccia l'ordine impartito dal cappellaio del diavolo, quel tale che si dice sia ammantato di bene. In fin dei conti cos'è il bene se non la possibilità di misurarsi con i limiti posti dal creante l'universo – che non può essere soltanto meraviglioso e bello (nell'accezione data dal collettivo) – diverso da ogni altra manifestazione creata dal libero arbitrio dell'uomo libero; non è un paradosso quanto ho appena scritto: si arriva al termine di un tragitto quando ci si pone interrogativi che aprono possibilità di rinnovamento. Quel rinnovamento inscritto nella matrice che ha dato luogo all'eccezione che conferma quanto la perfezione dell'esistente è data dall'anomalia, quella anomalia che permette di sondare aspetti sconosciuti della propria identità.
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L'infermieristica è donna

Quando l’8 marzo diventa un momento di riflessione sul ruolo delle donne nella scienza e nella professione infermieristica.

 
Per il Collegio IPASVI di Firenze l’8 marzo è un’occasione per riflettere sul ruolo della donna nell’infermieristica. Una professione, tradizionalmente, appannaggio del mondo femminile da sempre in grado di prendersi cura dell’altro in senso lato.
Solo pochi numeri per rendere l’idea: nel Collegio del capoluogo toscano si contano 5680 donne a fronte di 7035 iscritti. I 1355 uomini rivendicano, però, la loro appartenenza alla categoria. «Qualcosa sta cambiando anche per la nostra professione – spiega Leonardo Martelli, infermiere di terapia intensiva dell’ospedale di Careggi – perché sempre più ragazzi scelgono di frequentare il corso di laurea in Scienze Infermieristiche».
Oggi è, quindi, disponibile un modello maschile e uno femminile di interpretazione del ruolo. Ma esiste davvero una differenza?
Secondo l’infermiera Nadia Chiari la vera discriminante è la professionalità perché ci sono uomini che svolgono egregiamente il loro lavoro, così come ci sono ottime donne infermiere.
«I retaggi, però, esistono – spiega ancora Chiari. Basti pensare alla parola inglese nursing. Un termine che indica non solo la professione di infermiera, ma anche l’allattamento, la cura e la nutrizione. Un vocabolo legato, dunque, alla maternità e al prendersi cura della persona».
I numeri sono ancora fortemente sbilanciati a favore del gentil sesso. E non è casuale che l’81 per cento degli iscritti al Collegio di Firenze siano donne. Un’alta percentuale che si riflette anche sull’incidenza degli infortuni lavorativi. Non sono rari, infatti, i casi di burn out,
fenomeno generato soprattutto dal contatto prolungato con la sofferenza e la malattia altrui. E la propensione tipicamente femminile all’accudimento crea un forte stress nelle infermiere che, proprio per l’importanza e la delicatezza del loro ruolo, talvolta non riescono a prendere le distanze dal mondo del lavoro.
«Le donne – puntualizza Sara Felici, infermiera di rianimazione all’ospedale Santa Maria Nuova – sono anche figlie, moglie e madri. Pertanto, nella loro vita privata, sono inclini e propense all’assistenza dell’altro in maniera globale. Certo l’8 marzo potrebbe essere un’occasione per sviluppare una riflessione importante sul mondo dell’infermieristica». E non solo.
La Giornata Internazionale della Donna, infatti, dovrebbe essere un momento di ricordo delle conquiste sociali, economiche e politiche dell’universo femminile e delle discriminazioni e delle violenze di cui le donne sono ancora oggetto in molte parti del mondo.
«L’8 marzo – precisa ancora Sara Felici – può essere per esempio l’occasione per ribadire la nostra indignazione verso i preconcetti che dipingono gli infermieri come persone di buon cuore, votati alla cura dell’altro, o verso lo stereotipo dell’ “infermiera sexy”.
Come professionisti sanitari svolgiamo, infatti, un lavoro complicato e complesso che richiede una formazione continua. Non solo universitaria, ma durevole nel tempo».

Incontro onorevoli Bini e Fanucci

Resoconto dell'incontro dei Presidenti dei Collegi IPASVi della Toscana Centro.

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