Una revisione bibliografica sulle complicanze infettive e le modalità di gestione dell’exit-site dei CVC nei Centri di Emodialisi

 

 

Ferrazzuolo G. *, Galli R.*, Luti S.*, Pampaloni MC*, Pettini S.*, Poli A.**, Ponzalli S.*, Procaccio P.*, Settesoldi L. ***

 

* Infermiere Coordinatore Emodialisi, Azienda Sanitaria di Firenze

** Direttore Rischio Infettivo, Azienda Sanitaria di Firenze

*** Infermiera Coordinamento aziendale Infezioni Ospedaliere, Azienda Sanitaria di Firenze

 

I Cateteri Venosi Centrali costituiscono una delle possibili modalità di accesso vascolare nei pazienti in Emodialisi, qualora per vari motivi non sia possibile utilizzare una Fistola AteroVenosa o una Fistola protesica. Da un censimento effettuato dalla Società italiana di Nefrologia nel 2004 i CVC in Italia costituivano l’11,5 % degli accessi vascolari nei pazienti dializzati. Negli anni seguenti il loro numero è aumentato sia per l’aumento dei pazienti insufficienti renali, sia per l’aumento dei tempi di sopravvivenza e quindi l’invecchiamento e il conseguente deterioramento del letto vascolare.

 

Al fine di affrontare la nuova situazione emergente e uniformare le modalità di gestione  i Coordinatori Infermieristici dei sette Servizi di Emodialisi dell’ASF e il Coordinamento aziendale Infezioni Ospedaliere hanno effettuato una revisione bibliografica sulle modalità di medicazione dell’exit-site.

Inizialmente sono state messe a confronto due Linee Guida redatte da istituzioni autorevoli : quella del CDC nella versione Drafts del 2009 e quella K/DOQI del 2006 che ha dato il seguente risultato :

 

attività

CDC 2009 - drafts

K/DOQI 2006

Preparazione della cute Disinfettante utilizzato

Clorexidina 2%

Se controindicazione :

betadine, alcool 70%

Clorexidina 2%

Se controindicazione :

betadine, alcool 70%

Tipo di medicazione

Poliuretano trasparente /garza sterile

Poliuretano trasparente /garza sterile

Frequenza sostituzione medicazione

Ogni 7 giorni se poliuretano trasparente

Ogni 2 giorni se garza sterile

Ogni  trattamento dialitico

Utilizzo di antimicrobici topici

 

In seguito, il 29 ottobre 2010, è stata effettuata una ricerca bibliografica su PubMed utilizzando la seguente stringa di ricerca: 

 

cvc[All Fields] AND related[All Fields] AND ("infection"[MeSH Terms] OR "infection"[All Fields] OR "infections"[All Fields]) AND ("haemodialysis"[All Fields] OR "renal dialysis"[MeSH Terms] OR ("renal"[All Fields] AND "dialysis"[All Fields]) OR "renal dialysis"[All Fields] OR "hemodialysis"[All Fields]) AND ("patients"[MeSH Terms] OR "patients"[All Fields])

 

La revisione esplorativa ha permesso di evidenziare sette studi. Tre di questi sono stati esclusi :

 

 

Autore –anno di pubbl.

titolo

Motivi di esclusione

Saad TF

2001 Semin Dial.

Central venous dialysis catheters: catheter-associated infection

Solo cvc tunnellizzati e non inerente alla gestione ma a inserimento e riposizionamento.

Troidle L, Finkelstein FO

2008 Int J Artif Organs.

Catheter-related bacteremia in hemodialysis patients: the role of the central venous catheter in prevention and therapy.

Focus su antibiotic locks che per adesso noi non prendiamo in considerazione

Beathard GA, Urbanes A

2008 Semin Dial.

Infection associated with tunneled hemodialysis catheters.

 

Anche questo studio ha come oggetto esclusivamente i cvc tunnellizzati e prende in considerazione un’ampia varietà di metodiche di gestione

 

 

Tutti gli studi selezionati sono stati pubblicati nel 2010.

Una ricerca epidemiologica condotta da Patel PR e Al. (Am J Kidney Dis.,2010) evidenzia che fin dal 1993 le ospedalizzazioni per Blood Stream Infections e altre infezioni correlate a CVC sono drammaticamente aumentate  nei pazienti in emodialisi e che l’inserimento e il mantenimento del catetere con modalità evidence based influenza positivamente la riduzione del tasso di infezioni.

Grothe C e Al. (Rev Lat Am Enfermagem,2010) in uno studio d’incidenza delle BSI condotto su 156 pz in dialisi per un periodo di un anno, hanno evidenziato l’alto numero di casi di infezione e il loro rapido evolvere alla condizione di “infezione severa” con un alto tasso di mortalità.

 Albalate e Al. (Nefrologia,2010)  in un piccolo studio (32 pazienti) ma condotto per un periodo di tempo di 20 mesi mostravano che una gestione ottimale dei CVC tunnellizzati riduce l’incidenza delle batteriemie a livelli eccellenti e indicano strategie che includono l’applicazione topica di antibiotici, inoltre raccomandano l’utilizzo di un protocollo di prevenzione infezioni fondato su precauzioni universali per il mantenimento dell’asepsi.

Infine per quanto riguarda la gestione dei CVC una revisione del Cochrane Database Syst. Rev. condotta da McCann M e Moore ZE, ha selezionato 10 studi per un totale di 786 pazienti. Le conclusioni degli autori  sono state che l’utilizzo di pomate a base di Mupirocina sull’exit-site riducono il rischio di batteriemie ma ovviamente non la mortalità associata ad esse e la medicazione con poliuretano trasparente Vs quella con garza sterile non riduce il rischio di infezione dell’exit-site o di batteriemia.

 

ConclusioniDai risultati emersi dal lavoro di revisione emerge che:

  • L’utilizzo sempre più frequente dei CVC nei Centri di emodialisi impone una gestione evidence based.
  • Il rischio infettivo è sovrapponibile per incidenza e severità a quello dei pazienti degenti in Unità ad alta intensità di cura
  • Di conseguenza la gestione del CVC in questa tipologia di pazienti necessita di strategie identiche a quella dei pazienti ospedalizzati
  • A differenza dei CVC utilizzati per terapie infusionali, l’utilizzo di pomate antimicrobiche topiche sul sito di inserzione dei CVC per Emodialisi costituisce raccomandazione di Categoria IB.

icon Complicanze infettive e le modalità di gestione dell’exit-site dei CVC nei Centri di Emodialisi (92.47 kB)

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